Formentera, l'ultimo paradiso mediterraneo
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Formentera, l'ultimo paradiso mediterraneo

Por Texto y fotos: Sergi Reboredo


 

Sospesa sulle tranquille acque del Mediterraneo, quasi come se vi levitasse sopra, si trova Formentera. Un'isola delle Baleari definita «l'ultimo paradiso del Mediterraneo» per la distanza quasi «brechtiana» dal rumore del mondo, favorita dal fatto di essere accessibile soltanto via mare e quindi preservata dal turismo di massa.

 

Formentera inizia la giornata con un'affascinante alba sulle scogliere del faro de La Mola e la conclude con spettacolari tramonti dall'altro faro, Cap de Barbaria. Durante il giorno, la magica luce del Mediterraneo illumina i suoi 69 chilometri di costa. L'isola offre spiagge per tutti i gusti. A nord, la selvaggia e solitaria Cavall d'en Borràs anticipa Ses Illetes, sempre tra le spiagge più belle del mondo. Si trova su una stretta lingua di terra —la penisola di Es Trucadors—, sul versante occidentale, con la spiaggia di Llevant sul lato opposto. Sulla costa occidentale, tra basse scogliere, si trova Cala Saona. A nord, Es Pujols, Sa Roqueta e Ses Platjetes. A sud, Migjorn, cinque chilometri di spiagge e calette intervallate da zone rocciose.

 

 

 

 

I suoi paesi sono la migliore espressione dell'essenza e delle tradizioni della popolazione. La Savina è la porta d'ingresso marittima, con un porto peschereccio e uno turistico. Sant Francesc, la capitale, conserva un autentico centro storico dominato dalla chiesa-fortezza del XVIII secolo. Sant Ferran mantiene la sua atmosfera bohémien. Es Pujols concentra gran parte dell'offerta alberghiera e del tempo libero. Es Caló de Sant Agustí conserva la sua fotogenica immagine di porto di pescatori, con gli antichi scali di alaggio. El Pilar de la Mola ospita invece il mercato artigianale più famoso dell'isola.

 

Natura, storia ed economia si incontrano a Ses Salines, un parco naturale legato al sale e Patrimonio dell'Umanità dal 1999. Il parco comprende anche due lagune (Estany Pudent e Estany des Peix), un centro di interpretazione (Can Marroig) e una zona rocciosa dalle forme curiose, Sa Pedrera, un'antica cava. Ma parlando di natura bisogna soffermarsi sulla Posidonia oceanica, il tesoro sottomarino dell'isola. Una pianta vecchia di 100.000 anni che cresce su fondali sabbiosi poco profondi.

 

 


 

Un'altra possibilità è perdersi lungo i suoi sentieri. Un centinaio di chilometri di percorsi intrecciati rendono Formentera lo scenario perfetto per passeggiare o pedalare alla scoperta dei paesaggi. Spicca l'itinerario Es Caló-El Pilar de la Mola, che segue il Camí de Sa Pujada e offre uno spettacolare punto panoramico; oppure il percorso Es Cap-Torrent de s'Alga, che permette di ammirare uno dei luoghi meno conosciuti dell'isola, con scali di alaggio ben conservati e ginepri sui quali viene appeso a essiccare il «peix sec», uno dei prodotti gastronomici più tipici di Formentera.

 

Non bisogna trascurare neppure il patrimonio storico. Un viaggio nel passato attraverso tre importanti riferimenti archeologici: Ca na Costa, sepolcro megalitico risalente all'Età del Bronzo accanto all'Estany Pudent; Cap de Barbaria I, II e III, tre di una ventina di siti archeologici; e Can Blai, resti di una costruzione fortificata romana nei pressi di Es Caló. Facendo un salto avanti di alcuni secoli si incontrano cinque storiche torri difensive. Di pianta circolare e struttura tronco-conica, furono costruite nel XVIII secolo per sorvegliare le incursioni dei pirati.

 

E per concludere la giornata non c'è niente di meglio che raggiungere Cap de Barbaria, a sud-ovest. In mezzo a un paesaggio quasi lunare, le imponenti scogliere che lo circondano si trasformano al tramonto in palchi naturali da cui osservare il sole adagiarsi sull'orizzonte mediterraneo fino a scomparire, lasciando il cielo tinto della sua scia rossastra.

 

 


 

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  Ibiza è stata la destinazione turistica che ha resistito meglio alla crisi del Covid nel 2021, quando le restrizioni impedivano ancora l’apertura dei club. Le sue calette, la gastronomia, i mercatini e la ricchezza del patrimonio culturale, riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità, spiegano perché l’isola abbia mantenuto la propria attrattiva anche nel momento peggiore.   Con una superficie di 572 chilometri quadrati, qualsiasi punto dell’isola è facilmente raggiungibile. Eppure si riparte sempre con la voglia di fermarsi qualche giorno in più per continuare a scoprirne le attrazioni.   Giorno 1: 09:00 Colazione a Santa Gertrudis. È il cuore dell’isola, uno dei paesi più pittoreschi e noti per la propria offerta gastronomica. La sera il centro pedonale è molto affollato, ma al mattino è anche il luogo ideale per fare colazione lontano dal vortice turistico. Due ottime proposte sono il classico Bar Costa, con panini di pane al pomodoro e salumi, oppure il cosmopolita Musset Café, con un brunch vario che comprende opzioni vegane.   Santa Gertrudis 10:00 Il ponte del «fameliar». In appena 15 minuti di auto si arriva a Santa Eulària des Riu, che prende il nome dal fatto di avere l’unico fiume delle Baleari. Oggi nel tratto finale rimane soltanto un canale di acqua salmastra, ma vale la pena percorrere la passeggiata che parte dal vecchio ponte, dove secondo la leggenda nasce uno dei folletti della mitologia ibizenca, il fameliar.   11:00 La chiesa fortificata. A pochi metri dal ponte sorge il Puig de Missa, una collina coronata dal principale esempio delle chiese fortificate che secoli fa servivano da rifugio contro gli attacchi barbareschi.   Puig de Missa, con il Mediterraneo sullo sfondo 12:00 Snorkeling sulle spiagge del nord. Il nord dell’isola si distingue per la costa frastagliata, interrotta da calette sabbiose e punteggiata di isolotti. Questo paesaggio la rende un luogo privilegiato per lo snorkeling. Un ottimo esempio si trova nella bahía de Xarraca, con la cala omonima, l’angolo di S’illot des Renclí e Cala Xuclar. 15:00 Pranzo sul mare. A S’illot des Renclí si trova un buon ristorante dove assaggiare l’iconico bullit de peix, uno stufato di pesce servito in due portate con arroz a banda, mentre la raccolta Cala Xuclar ospita un piccolo chiringuito con pesce fresco.   Il «bullit», piatto tipico di Ibiza 18:00 Il paese dei mercatini. Sant Carles fu l’epicentro degli hippy e nei dintorni si trovano i due mercatini emblematici dell’isola: Punta Arabí, aperto il mercoledì, e Las Dalias, meta di pellegrinaggio ogni sabato e nelle sere di lunedì, martedì e domenica. 21:00 Per iniziare la serata. Di fronte alla chiesa di Sant Carles si trova Ca n’Anneta, un bar dove il tempo sembra essersi fermato. La sua fama è legata alle tapas popolari, ai montaditos e soprattutto a un celebre liquore artigianale alle erbe. Giorno 2: 09:00 Colazione davanti alle mura. Il Croissant Show è famoso per le colazioni a base di pasticceria francese davanti al Portal de ses Taules, l’ingresso principale alle mura rinascimentali della capitale dell’isola.   09:30 Dalt Vila, Patrimonio dell’Umanità. All’interno della cittadella le visite imperdibili sono la chiesa di Santo Domingo, la cattedrale e i sette bastioni. Vale anche la pena perdersi tra i vicoli e rilassarsi con un cocktail, un succo fresco o una buona tapa da S’Escalinata. La scalinata in pietra con i pouf colorati è uno degli angoli più fotografati di Dalt Vila.   S’Escalinata, a Dalt Vila, è un’ottima scelta per tapas e drink 11:30 Il cimitero fenicio-punico. Dopo essere usciti dal Portal Nou, arriviamo alle porte del Museo d’Es Puig des Molins, dedicato alla necropoli fenicio-punica più importante del Mediterraneo. La visita comprende un percorso negli ipogei, gallerie funerarie scavate a partire dal VII secolo a.C. 13:00 Siti archeologici. Il percorso storico si completa con due siti che meritano una visita anche solo per la loro posizione. L’insediamento fenicio di Sa Caleta, accanto a una piccola cala di pescatori, fu il primo nucleo urbano dell’isola. A 15 minuti di auto, l’insediamento rurale ses Païsses de Cala d’Hort comprende resti punici, romani e bizantini e la casa contadina di Can Sorà. 15:00 Pranzo davanti a es Vedrà. Il maestoso isolotto di es Vedrà cattura tutta l’attenzione fino a Cala d’Hort. Si può continuare a godersi il panorama con gli ottimi piatti di riso del Restaurante El Carmen e trascorrere poi il pomeriggio in spiaggia. 20:00 Tramonto nella baia di Portmany. La parte sud della baia sta guadagnando popolarità per ammirare il tramonto grazie a luoghi come il chiringuito Es Puetó, il chill-out del Kumharas o il nuovo auditorium di Es Caló de s’Oli. 21:30 Cena nella capitale gastronomica. Sant Antoni si è affermata come mecca gastronomica dopo che Es Tragón ha ottenuto la prima delle due stelle Michelin che distinguono i ristoranti dell’isola. Nel centro storico spicca lo storico Es Rebost de Can Prats, grande punto di riferimento della cucina tradizionale locale.


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  El bosque de Bellver se considera Parque Histórico Natural, y es de titularidad municipal desde 1931.   Ocupa una superficie de 126 hectáreas y es el espacio de dominio y uso público más extenso de Palma. Se encuentra a tan solo 3 kilómetros del centro de la ciudad y se puede acceder en transporte público.   Sa Pujada El camino original al Castillo de Bellver parte de la plaza Gomila. Por la calle de Bellver, entre modernas construcciones de los años 70 y bellos edificios modernistas de principios del siglo XX, llegamos al acceso principal y más antiguo del interior del bosque que viste la montaña conocida como El puig de la Mesquita (topónimo recogido en época medieval). Esta vía fue construida en 1859, sobre el viejo trazado original, con motivo de la visita de la reina Isabel II a Palma. La escalinata, larga y empinada, que tenemos justo enfrente es la que se conoce popularmente como Sa pujada y constituye un paseo muy concurrido por deportistas y visitantes.     Capilla de San Alonso Rodríguez Se encuentra a medio camino, entre el portal del bosque de Bellver y el castillo, a mano derecha de Sa pujada. La capilla de San Alonso Rodríguez fue construida entre 1883 y 1885 en el lugar donde, según una tradición local, la Virgen María se le apareció al santo portero de Monte Sión (conocida iglesia y convento de los jesuitas en el centro histórico de Palma desde el siglo XVI), hacia el año 1572, para secarle el sudor y aliviarle de un súbito malestar que a punto estuvo de acabar con su vida.       El Castillo de Bellver Concebido como residencia real, el Castillo de Bellver se halla situado sobre un montículo a 112,6 metros de altura sobre el nivel del mar, dominando la bahía y gran parte de la isla de Mallorca. Su construcción se inició en 1300 por orden de Jaime II, rey de Mallorca. Los trabajos de la mole duraron nueve años y los de ornamentación se terminaron más tardíamente.     Las Cuevas de Bellver Todo el material necesario para la construcción del castillo -miles de sillares de marés (arenisca)- se extrajo de unas canteras situadas en el interior mismo de la montaña, a unos 35 y 70 metros por debajo del patio de armas. Ocupan una superficie de 30.000 m2 y sus accesos se encuentran próximos a las instalaciones de la sección montada de la Policía Local de Palma (acceso a pie por la esplanada del aparcamiento superior). Durante la Guerra Civil (1936-1939) se habilitaron como almacén militar de combustible y munición. Actualmente no se pueden visitar porque no reúnen las condiciones de seguridad necesarias para grandes grupos de personas.       Un polvorín del siglo XVII Des de la esplanada de juegos infantiles podemos salir al barrio del Terreno -conocido así por haber sido edificado a mediados del siglo XIX sobre un terreno del Real Patrimonio del Estado- y regresar a la plaza Gomila por la calle Polvorín, topónimo que nos remite a la posible existencia de un almacén de munición en el siglo XVII (1686) en el interior del bosque de Bellver. Durante este breve recorrido podemos identificar las casas que ocuparon en tiempos pasados importantes escritores y artistas de la talla de Santiago Rusiñol, Gertrude Stein o el nobel español Camilo José Cela Trulock.    


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